Alcuni baccanali moderni: lo zar e il bori

In alcune zone del nostro mondo esistono, o esistevano fino a qualche tempo fa, manifestazioni religiose o semireligiose che hanno caratteri affini al dionisismo. Quest’area abbraccia i paesi islamici dell’Africa del Nord, l’Arabia, l’Abissinia e una parte del Sudan. Si tratta di fenomeni religiosi a carattere sovranazionale, che sono stati probabilmente facilitati dal sovrapporsi di più religioni come il Cristianesimo, l’Islamismo, il Feticismo dei negri. Essi hanno vari nomi, ma i più importanti sono lo zar e il bori. Ecco come ce lo descrive H. Jeanmaire nel suo saggio su Dioniso: Le nostre conoscenze sulle pratiche del bori (termine di una lingua del Sudan) provengono soprattutto dai documenti raccolti dal Maggiore Tremearne che si è interessato all’argomento e che ha avuto occasione di osservare questo genere di pratiche dapprima presso certi negri islamizzati (gli Haussa della Nigeria inglese). In una sua opera pubblicata nel 1913 ( ... ) egli ha dato la seguente descrizione di una cerimonia degli adepti del bori:

Non appena i musicanti cominciano a suonare, alcuni danzatori si mettono a girare in tondo, segnando il passo e ancheggiando; dopo pochi minuti i ritmi della chitarra e i profumi usati dai danzatori producono i loro effetti. Con gli occhi fissi e lucenti, i danzatori, divenuti isterici, emettono grugniti e grida, fanno movimenti convulsi o salti improvvisati, strisciano o imitano gli atti delle persone o degli animali che essi incarnano, saltano in aria, battono ognuno il dorso dell’altro con la gamba distesa orizzontalmente. Il danzatore può restare immobile in questa posizione spesso fino a quando un braccio e poi l’altro braccio gli siano sollevati e spinti da dietro da un altro danzatore. Talvolta con ciò termina il numero eseguito da quel danzatore; più di frequente egli però continua a rappresentare una parte speciale, le sue parole e i suoi atteggiamenti essendo attribuiti allo spirito dal quale è posseduto, e se non risulta chiaramente a tutti di quale spirito si tratti, il principale posseduto (mai-bori) presente lo spiegherà, oppure a ciò provvederà lo stesso attore. Alla fine, nella maggior parte dei casi il danzatore starnuta, evidentemente per espellere lo spirito. (...) Secondo la concezione mitologica che sta a fondamento della credenza popolare negli zar (sar, praticati in Abissinia) questi geni discendono da bambini nascosti da Eva e abitano nelle boscaglie dove le bestie selvagge si riuniscono in branchi. Formano una società in cui figurano rappresentanti delle tre religioni e sono maschi e femmine, gli zar femmina essendo più malefici. Vengono divisi in zar della destra e zar della sinistra, cosi come i Greci dividevano i dattili, geni delle montagne, inventori e maghi, in dattili della destra e dattili della sinistra. E’ a questi geni che viene attribuita la maggior parte delle malattie che colpiscono gli uomini e soprattutto le donne. Quando la medicina sapienziale, che fa intervenire nelle sue diagnosi calcoli magici e dati astrologici, che ricorre agli amuleti, alle lustrazioni, alle offerte e ai sacrifici più correnti, si dimostra impotente, la credenza popolare impone il ricorso ai guaritori, a illuminati posseduti essi stessi da tali geni. "Credo di poter affermare, dice l’etnologo Michel Leiris, che ben pochi Abissini non hanno ricorso, almeno una volta nella vita, al grande illuminato nel caso di qualche malattia". La conseguenza è uno sviluppo della religione dello zar, di cui una citazione dello stesso autore ci permette di cogliere la natura. Un gran numero di persone assalite da questi geni vota loro un culto allo scopo di ottenere i loro favori e di guarire. Lo zar attacca le donne più di frequente che gli uomini; così la forma normale presentata dalla setta dello zar e quella di un gruppo di donne malate che frequenta la casa di una grande posseduta divenuta guaritrice e che si riunisce a date fisse in occasione delle principali feste della religione ufficiale. Il trattamento abituale consiste nel far entrare in trance la persona ammalata e, dopoché il genio è sceso su di lei, nell’interrogarlo, ripetendo l’operazione finché, per bocca della persona malata, egli riveli la propria identità: allora lo si prega di perdonare in cambio di un sacrificio di cui lui stesso indicherà la natura, per quanto riguarda il genere e il colore della vittima. In seguito, la posseduta dovrà offrire al suo zar un sacrificio annuo. Queste sette sono abbastanza malviste dalle autorità religiose cristiane e musulmane, ma le persone ritenute malate dello zar sono così numerose che da soli i posseduti professionisti (guaritori e guaritrici) formano un ambiente a se. Quasi in ogni famiglia, la donna che ha lo zar è rispettata e riveste una parte importante: la si consulta in discussioni su interessi o su cose della giustizia; spesso predice l’avvenire. Lo zar ereditario si trasmette di preferenza da madre a figlia, ma può anche passare ad un collaterale, o da padre a figlio.

[H. Jeanmaire, Dioniso, Einaudi, Torino, l972]