Caccia e sacrificio
La caccia greca evoca tutto un mondo di rappresentazioni. È allinizio unattività sociale che si differenzia in funzione delle tappe della vita: io ho potuto distinguere una caccia efebica da una caccia oplitica, caccia astuta e caccia eroica. Ma essa e qualche cosa di più; in un gran numero di testi tragici, filosofici o mitografici, la caccia è una delle espressioni di passaggio dallo stato di natura a quello di cultura. ( ...) Tra la caccia e il sacrificio, vale a dire tra i due modi con cui i Greci si procuravano lalimentazione a base di carne i rapporti sono molto stretti. Si tratta forse, come ha sostenuto K. Meuli, di un rapporto di filiazione che comporta la derivazione lontana dai riti di cacciatori preistorici quali sono ancora praticati oggi in Siberia? Per provare storicamente la sua tesi il Meuli ha dovuto obbligatoriamente ammettere che i riti dei cacciatori, prima di diventare quelli dei sacrificatori, hanno dovuto attraversare una doppia fase storica, quella della civilizzazione agricola succeduta ad una civilizzazione pastorale che a sua volta ha preso lavvio da una civiltà della caccia. Supposte queste tesi come provate, non si vedrebbe, pero, come esse ci potrebbero illuminare sulle relazioni fra la caccia e il sacrificio presso i Greci dellepoca classica, vale a dire presso un popolo che non era più essenzialmente cacciatore, ma che praticava sempre la caccia e a cui la caccia stessa continuava ad offrire in abbondanza dei miti e delle rappresentazioni sociali. (...) La funzione della caccia è completamente opposta e complementare al sacrificio. Diciamo, in una sola parola, che essa definisce i rapporti delluomo con la natura selvaggia. Il cacciatore è a un tempo lanimale predatore, il leone o laquila, lanimale astuto, il serpente o il lupo, e il possessore di unarte (techne) che non possiedono né il leone, né il lupo. È ciò che esprime, tra cento altri testi, il mito di Prometeo, come è interpretato da Platone nel Protagora.
Latto sacrificale è un atto culinario, lanimale sacrificato per eccellenza è il bue da lavoro. Questo sacrificio, al limite, è un crimine (e certi testi lo dichiarano interdetto) che viene drammatizzato nella cerimonia delle Bufonie, una festa in onore di Zeus Polieus ad Atene: lanimale sacrificato è riempito di paglia e attaccato ad un carro, mentre ciascuno dei suoi "uccisori", dal coltello sacrificale al sacerdote, sono sottoposti ad una sorta di "giudizio"; ma il legame tra il sacrificio e il mondo dei campi coltivati è molto più stretto di quanto possa suggerire una festa che si potrebbe anche giudicare come marginale. ( ... ) Vista globalmente la caccia si situa in effetti allopposto del sacrificio olimpico classico. Si sa che il sacrificio di animali cacciati è un fenomeno raro, che, in generale, e legato a delle divinità ribelli alla città, divinità dalla natura selvaggia come Artemide e Dioniso. Molto spesso, come nel sacrificio dIfigenia, il sacrificio di un animale cacciato appariva come il sostituto di un sacrificio umano in cui lo statuto selvaggio della vittima sostituisce lo statuto selvaggio dellatto. Esistono tuttavia tra queste due zone opposte, dei campi di interferenza che la tragedia nella fattispecie sfrutta. Le Baccanti di Euripide danno una descrizione penetrante dellomofagia dionisiaca, atto nel quale caccia e sacrificio si confondono. Penteo sarà la vittima di una tale caccia sacrificale.
[J.P. Vernant, P. Vidal-Naquet, Mythe et tragédie en Grèce ancienne, Paris 1972]