La nascita dalla coscia: due interpretazioni

a) K. Kerenyi

Il successo (del mito della nascita dalla coscia) fa pensare che si trattasse di un’invenzione ateniese sul modello della famosa nascita dalla testa: Pallade Atena che balza fuori dal capo di Zeus. Probabilmente la sua origine risale al tempo della fusione della religione attica di Dioniso con il mito e il culto tebano, una sostanziale unificazione e semplificazione della mitologia dionisiaca ad Atene. Questo evento teneva conto anche del contenuto dei Misteri di Eleusi, dell’annuncio e della nascita di un fanciullo divino nel mondo sotterraneo e dell’epifania di sua madre, Persefone a distanza di sette mesi dalle sue nozze sotterranee. Gli Ateniesi eliminarono il periodo biennale. Essi collocarono le loro feste dionisiache e i loro Misteri (i Piccoli di Agra e i Grandi di Eleusi) in un unico anno, che al tempo stesso era l’anno dei vigneti. Il calendario che essi crearono dimostrò un’uguale attenzione alla condizione del vino e della parousia della zoe in uomini e donne. Fu un lavoro molto accorto. Dal momento che i cicli lunari vennero conservati, il risultato non poteva che essere approssimativo, un ’opera conforme alle esigenze umane piuttosto che all’esattezza matematica. Il compleanno annuale di Dioniso non dipendeva soltanto dalla posizione del sole nel solstizio, ma anche dallo stato del vino, il cui processo di chiarificazione coincideva con il primo grande freddo invernale. In questo periodo, in occasione delle feste Lenee, il dadouchos, il secondo sacerdote di Eleusi, invitava il popolo di Atena ad invocare il dio. Questi era già da tempo ormai "cucito dentro", ossia il vino era conservato in recipienti di terracotta e raggiungeva la sua maturazione. Il popolo gridava: "Figlio di Semele, lacco, dispensatore di ricchezza". Il grido presuppone quella unione e unificazione. La nascita di un bambino, del figlio della sotterranea Persefone, che veniva festeggiata nei Grandi Misteri in autunno, era una nascita provvisoria. Egli è nato definitivamente ora, come figlio di Semele e di Zeus. L’assimilazione delle due madri, Persefone e Semele, che incenerita dal fulmine di Zeus fu costretta a partorire prematuramente, e acquisita per gli Ateniesi: originariamente erano solo due nomi della medesima dea. Lo stesso vale per l’assimilazione del giovane Dioniso Cretese, il dio della luce che provoca la maturazione e che partecipava in quanto lacco alle feste di Eleusi con il maturo figlio di Zeus che lui stesso ha messo al mondo. Le rappresentazioni della nascita dalla coscia rispecchiano questa situazione della mitologia dionisiaca ad Atene.

[K. Kerenyi, Dioniso, Adelphi, 1992]

b) H. Jeanmaire

Attribuendo un carattere eccezionale alla filiazione, l’affabulazione della doppia nascita sembra corrispondere soprattutto alla preoccupazione di elevare la posizione non meno eccezionale del nuovo dio nella discendenza del Signore dell’Olimpo. Non è escluso che tutto ciò rifletta un aspetto della rivalità che poté esistere ad un dato momento fra i seguaci dei culti di giovani dei, che, a vario titolo, cercavano di presentare in ognuno di essi il fanciullo privilegiato e il figlio particolarmente caro al Sovrano degli dei. Forse quello fu anche il momento in cui, in seguito all’introduzione di elementi patriarcali nella famiglia e nel diritto ellenico, quegli "dei figli", nati da dee madri, che, in origine, alla maniera orientale erano stati l’Apollo figlio di Latona, l’Ermete figlio della ninfa Maia, il Dioniso figlio di una Semele conservante ancora il carattere di una dea Terra, divennero gli abitanti dell’Olimpo in base alla rivendicazione di una paternità che li connetteva col grande dio degli Elleni e della società achea. Sebbene per molti suoi aspetti Apollo sembra che, in origine, fosse stato un "immigrato", egli pretese niente di meno di essere il solo interprete realmente autorizzato, anzi il "Verbo" della divinità suprema; il miracolo della gestazione entro la coscia del padre e della seconda nascita di Dioniso non mirava ad altro che a stabilire fra il padre e il figlio una consustanzialità che, come nel caso di Atena, valeva come titolo per essere prediletto dal padre. Sotto certi aspetti, l’elemento fuoco si riferisce a questa consustanzialità. A Nasso si riteneva che la folgorazione, mentre aveva ucciso Semele, aveva conferito al fanciullo l’immortalità. Infatti se Dioniso ha relazioni con l’elemento umido, ne ha anche con l’elemento igneo. E’ alla luce delle torce che si celebravano le sue orge notturne, e vedendo danzare fiamme sui monti si credeva di vederlo agitarsi alla testa del suo tiaso. (...) La versione della leggenda che fa nascere Dioniso da una donna mortale, se non appartiene, come ha sostenuto W. Otto, agli elementi più antichi del suo mito, ha però certamente arricchito tale mito con un motivo atto ad accrescere l’interesse destato dal nuovo dio. I particolari della sua nascita presentata in quei termini, facevano di lui una divinità a parte e, sotto un certo riguardo, un essere unico nel suo genere nel pantheon ellenico: un dio, un immortale che senza cessare di essere tale, partecipa dell’umanità, non un uomo divenuto dio come Eracle o un dio che va verso l’umanità per civilizzarla come Prometeo, nemmeno una divinità che qualche avventura mitica ha abbassato per un certo tempo a una condizione vicina a quella umana, come l’Apollo al servizio di Admeto e la Demetra nutrice presso Celeo, o una divinità abituata a tessere intrighi galanti coi mortali o con le mortali le quali, come nel caso di Semele, avranno poi da subire le conseguenze di questo loro privilegio. Nato da una donna, accompagnato da donne che emulano le sue mitiche nutrici, Dioniso è un dio che continua a frequentare i mortali ai quali infonde il sentimento della sua presenza reale, un dio che non tanto si abbassa fino a loro quanto li innalza fino a sè. Sembra che il narratore che per primo pensò di far entrare Semele nel ciclo del fitto folklore delle leggende intessute intorno alla culla di Tebe non fece che obbedire inconsapevolmente alla legge della degradazione dei miti per via della quale gli episodi di essi divengono delle storielle e gli dei e le dee si trasformano in principi e principesse delle fiabe. Così facendo egli andò ad arricchire la mitologia di un nuovo dio aggiungendovi uno dei caratteri più originali. (...) Il motivo del dio nato da una donna e perciò connesso malgrado tutto con l’umanità, era ricco di possibilità religiose che non si esaurirono nella lunga tradizione della religione dionisiaca. Era anche un motivo atto a suscitare emozioni religiose nelle donne, cioè nell’elemento a cui a tutta prima si rivolse l’appello del dio, perché se Semele perisce nella congiuntura che ha provocato il parto immaturo del figlio, pure dallo stesso figlio viene ricompensata col dono dell’immortalità e della assunzione nell’Olimpo.

[H. Jeanmaire, Dioniso, Torino, Einaudi, 1972]