La "dottrina di Orfeo" tra Apollo e Dioniso
Parlare di dottrina e improprio, perché Orfeo racconta dei miti: tuttavia dalla visione mitica si irradia il pensiero, o meglio dallintuizione si sgomitola il filo sconfinato e intrecciato del pensiero. Come si e visto Dioniso ed Eleusi sono i presupposti di Orfeo: racconta la storia del dio, e avvia alla conoscenza suprema. Ma Orfeo suona la lira e canta: quindi con lui e Apollo che si mostra, nel suo aspetto benigno, nella figura di colui "che concede Dioniso". E poi la poesia e anche parola, e la parola e il dominio di Apollo. La parola non può dire la visione suprema di Eleusi, la parola può soltanto prepararla, alludervi, suscitarla forse, e anche questo si addice ad Apollo, alla sua natura obliqua, indiretta, ambigua, questa volta usata con intenzione benevola, esaltante. Orfeo è il ministro di Apollo - si dice che sia anche suo figlio e intesse storie di dei che mascherano la sapienza. (...) Ma se luso rituale della poesia orfica è questo preparare lestasi mistica attraverso rappresentazioni sacre la sua origine invece si rivela dettata da una prospettiva opposta. Difatti è lestasi e la sua follia a fare sorgere la poesia di Orfeo, ed è qui che si mostra più profondo, più significativo il legame tra Dioniso e Apollo. Lesperienza indicibile dei misteri, in quanto non può esprimersi direttamente, trova nella poesia di Orfeo unespressione sostitutiva, compensativa. Ancora una volta si presenta un parallelo con la nascita della tragedia, e non soltanto per una comune origine misterica. Dal punto di vista formale la poesia orfica rimane nettamente distinta dalla tragedia (anche se alcuni suoi testi compaiono in forma drammatica): i miti di Orfeo entrano nelle rappresentazioni eleusine, ma come narrazione poetica che si accompagna a unazione puramente mimica. (...) Tuttavia, anche se rimane avvolto nel buio della tradizione leventuale discorso di Orfeo sul caso, emerge pero in cambio chiaramente il tema affine del giuoco. È nel tema di fondo della poesia orfica nel mito di Dioniso che ciò avviene, e anzitutto nella figurazione di Dioniso come fanciullo. Il culto orgiastico, almeno nelle Baccanti, immagina Dioniso come giovinetto effeminato, Orfeo lo presenta invece come un fanciullo e in greco fanciullo e giuoco anche linguisticamente sono affini. E gli attributi di Dioniso, i simboli del suo culto e del suo mistero, nella poesia orfica sono appunto giocattoli. Daltra parte molte indicazioni che ci vengono da Dioniso sono in antitesi alle forme e alle regole del mondo che ci circonda. Basti ricordare il carattere visionario del suo culto, la sua presenza centrale ad Eleusi, la stessa contraddittorietà della sua natura. Tale contraddittorietà estrema e simultanea è incompatibile con Ananke, con quella dea orfica della necessita che domina lapparenza. Quindi secondo Orfeo, Dioniso non appartiene allapparenza, e la sua forma di vita il giuoco è di un altro mondo. Il mito orfico dello sbranamento di Dioniso per opera dei Titani è unallusione essoterica alla separazione del nostro mondo da quello di Dioniso, e al vincolo che tuttavia ci lega al dio.
[G. Colli, La sapienza greca, vol. I, Adelphi, 1977]