Le Baccanti di Euripide
DIONISO
Oh, ascoltate la mia voce, ascoltate!
Oh Baccanti, oh, Baccanti!
CORO
Che grido è questo? Che grido? Da dove
il grido di Evio, il dio della gioia, mi ha chiamato?
DIONISO
580 Oh, di nuovo io vi
parlo,
io, il figlio di Sèmele e di Zeus.
CORO
Oh, oh, signore, nostro padrone,
corri da noi al nostro tiaso,
o dio del fremito, Bromio!
DIONISO
585 Fa vibrare la
terra, Ènnosi, signora del Terremoto!
CORO
Ah, ah,
presto la reggia di Pènteo
sarà tutto un crollo di rovine!
Dionìso è là, là dentro al palazzo!
590 Veneratelo!
Lo veneriamo, oh!
Guardate là! Ecco, là sulle colonne fremono
gli architravi di pietra. È Bromio, il Fremito:
leva il grido di guerra, là dentro il palazzo.
DIONISO
Incendia la fiamma viva del fulmine,
595 brucia, brucia la
reggia di Pènteo!
CORO
Ah, ah.
Non vedi il fuoco? Non vedi là,
attorno alla tomba sacra di Sèmele,
la fiamma che lei un tempo lasciò,
600 fulminata dal tuono
di Zeus?
A terra, Menadi, a terra
gettate i corpi tremanti!
Il nostro signore assalta questo palazzo,
lo scuote dallalto e dal basso, il figlio di Zeus!
DIONISO
O donne barbare, perché, colpite da tanto terrore ancora
605 siete prostrate a
terra? Vi siete accorte - sembra -
che è stato Bacco a scuotere ben bene la reggia di Pènteo.
Su ora, in piedi, fatevi coraggio, e via questo tremito dalle vostre carni.
CORO
O luce infinita per noi,
con quale gioia guardo a te, io, nel deserto della mia solitudine!
DIONISO
610 Dunque, vi siete
lasciate andare allo sconforto, quando mi hanno portato via,
illusi di buttarmi nel carcere tenebroso di Pènteo?
CORO
Che altro fare? Chi era il mio difensore, se ti toccava questa disgrazia?
Ma come sei riuscito a liberarti da un uomo tanto empio?
DIONISO
Da solo ho salvato me stesso: è stato facile, nessuna fatica.
CORO
615 Ma non aveva legato
le tue mani con corde ben tirate?
DIONISO
E proprio qui lho beffato: credeva di legarmi, ma in realtà
neppure mi ha sfiorato, neppure mi ha toccato.
Lui si pasceva delle sue illusioni, vane.
Trovò un toro alla greppia, dove mi portava per rinchiudermi,
e alla bestia si mise a legare zampe e zoccoli:
620 schiumava di
rabbia, grondava di sudore,
si mordeva le labbra. Io lì, accanto a lui,
tranquillo, seduto lo osservavo. E proprio in questo istante
arrivò Bacco, scosse la reggia e appiccò il fuoco alla tomba della madre.
Quando Pènteo vide, pensò che il palazzo andasse a fuoco.
625 E allora, a corsa
in qua e là, ai suoi servi ordinava di portare
lacqua di tutto lAcheloo, e ogni servo si dava un gran da fare: fatica
sprecata!
Poi, a un tratto, lascia perdere tutto e preso dal sospetto che io gli ero sfuggito,
si lancia nel palazzo e se ne torna armato di una spada dai tetri bagliori.
E a questo punto il Bromio - così mi pare, ma è solo una mia impressione -
630 fece un fantasma in
mezzo al cortile: Pènteo gli si avventa contro, va allassalto,
ma trapassa solo aria trasparente, illuso di fare a pezzi me.
Ma Bacco non si ferma certo qui e lo schernisce ancora:
gli fa crollare la reggia: un cumulo di macerie!
E Pènteo allora vede quanto sono amare per lui le mie catene.
635 Alla fine, morto di
fatica, lascia la spada e si accascia sfinito.
Contro un dio, lui, un uomo, ha osato fare guerra. Io, tranquillo,
esco dal palazzo ed eccomi da voi. Di Pènteo non mi do pensiero.
Ma ecco, da dentro la reggia sento un rumore di passi;
presto lui sarà qui allingresso. Che avrà da dire dopo quanto è accaduto?
640 Ebbene, gli terrò testa
con facilità, anche se arriva tutto infuriato:
un uomo saggio sa controllare la sua ira.
PENTEO
Cose tremende mi sono capitate: mi è sfuggito lo Straniero,
e solo poco fa era stretto in catene.
Ehi, ehi!
645 Eccolo lì,
luomo! Ma che mi càpita? Comè che appari qui
davanti a casa mia? Come hai fatto ad uscire?
DIONISO
Fermo! Frena il tuo passo e anche la tua ira.
PENTEO
Ma come fai a essere qui fuori? Ma come sei sfuggito alle catene?
DIONISO
Non te lho detto - o tu non mi hai ascoltato -: qualcuno mi libererà?
PENTEO
650 E chi? Tu mi fai
sempre discorsi così strani.
DIONISO
Chi dona agli uomini la vite carica di grappoli
PENTEO
[
]
DIONISO
Bello davvero, questo tuo insulto a Dionìso!
PENTEO
Farò chiudere tutte le porte di questa città.
DIONISO
E perché? Non passano gli dèi anche attraverso i muri?
PENTEO
655 Sapiente, tu, gran
sapiente davvero! Salvo quando devi essere sapiente.
DIONISO
Io sapiente lo sono, e soprattutto quando mi conviene.
Ma prima ascolta il racconto di quelluomo e impara.
Viene dai monti lui e ha qualcosa da dirti.
Io starò fermo qui accanto a te, e non ti scapperò.
PRIMO MESSAGGERO
660 Pènteo, tu che sei
la forza di questa terra tebana,
eccomi, giungo dal Citerone
che nevi perenni e candide inondano di luce.
PENTEO
Che notizie ci porti con tutta questa fretta?
PRIMO MESSAGGERO
Ho visto le Baccanti, venerande, che sferzate dal pungolo del furore,
665 lanciarono come
freccia il loro piede candido fuori da questa terra.
E ora, eccomi, per raccontare a te e alla città, o mio signore:
compiono miracoli straordinari, più che prodigiosi.
Ma prima vorrei sapere se raccontarti in piena libertà
le cose che accadono lassù, oppure parlare con prudenza:
670 temo, signore, il
tuo temperamento un po troppo focoso e
facile allira e ho soggezione della tua maestà.
PENTEO
Parla pure, da me non subirai niente di male:
con i giusti non bisogna adirarsi.
Ma, quanto più orrendo sarà ciò che dirai delle Baccanti,
675 tanto più dura
colpirà la mia giustizia lui,
che ha insegnato alle donne le sue arti.
PRIMO MESSAGGERO
Spingevo poco fa la mia mandria
al pascolo sul monte, nellora in cui il sole
manda i suoi primi raggi e comincia a scaldare la terra.
680 Ed ecco, vedo tre
tiasi di donne:
il primo lo guidava Autònoe, il secondo
tua madre Agàve, il terzo coro Ino.
Tutte dormivano, col corpo in stato di abbandono:
alcune con la schiena appoggiata ai rami di un abete,
685 altre gettate qua e
là col capo poggiato sulla terra,
su foglie di quercia, dove capitava, ma composte.
Non erano le donne che tu dici, ubriache di vino e del suono del flauto,
appartate in solitudine nel bosco a caccia di Cipride.
Ma, allimprovviso, tua madre salzò in piedi e in mezzo alle Baccanti
690 levò il grido per
scuoterle dal sonno,
non appena sentì il muggito dei miei buoi dalle alte corna.
E quelle, allora, si scossero dagli occhi il torpore di un sonno ancora profondo,
balzarono su ritte, e fu, a vederle, un miracolo di grazia e di armonia:
giovani, vecchie, vergini inesperte del giogo delle nozze.
695 Prima sciolsero i
loro capelli sulle spalle,
riannodarono le nebridi, che serano allentate,
e cinsero le pelli maculate
con serpenti che leccavano le guance.
Poi altre tenevano stretti tra le braccia un cerbiatto o cuccioli selvaggi di lupo
700 e li nutrivano col
loro bianco latte:
avevano da poco partorito, i loro seni erano ancora gonfi
e avevano lasciato a casa i loro neonati. Tutte sincoronavano
con ghirlande di edera, di quercia e di smilace in fiore.
Una colpì una roccia con il tirso
705 e da qui sgorgò
uno zampillo dacqua limpida come la rugiada;
unaltra piantò il nartece in terra
e da lì il dio fece scaturire una sorgente di vino;
chi aveva desiderio della bianca bevanda
con la punta delle dita raschiava la terra
710 e aveva latte in
abbondanza. E dai tirsi stessi,
ornati dedera, stillavano rivoli dolci di miele.
Ecco, se tu fossi stato lì presente, quel dio che ora tu disprezzi
lavresti invocato nelle tue preghiere, se tu li avessi visti, questi prodigi.
Ci riunimmo noi mandriani e pastori
715 per renderci
ragione, tutti insieme:
come potevano compiere azioni così straordinarie e prodigiose?
Allora uno di noi, che viene spesso in città e sa parlare bene,
dice a tutti: "Voi, che abitate le pendici sacre
di queste montagne, volete dare la caccia ad Agàve,
720 la madre di
Pènteo, strapparla ai suoi riti
e così guadagnarci il favore del nostro signore?". A noi sembrò
che dicesse proprio bene e preparammo lagguato
nascosti nel folto delle macchie. Quelle, allora stabilita,
scuotono il tirso per dare inizio ai riti
725 e invocano a una
voce Iacco, il figlio di Zeus,
Bromio: e la montagna intera suniva al grido
e le fiere, e tutto fremeva nella corsa.
Ed ecco, Agàve: un balzo e me la trovo accanto!
Io sbuco fuori dalla macchia dove stavo nascosto
730 e pronto a
catturarla, e lei gridò: "O mie veloci cagne,
ci danno la caccia questi uomini! Ma voi seguitemi,
seguitemi, armatevi coi tirsi!".
Noi si riuscì a fuggire e si evitò così
dessere fatti a brani dalle Baccanti, ma loro, savventarono
735 sui vitelli al
pascolo, a mani nude, senza armi di ferro.
E una la vedevi tenere tra le mani una giovenca squartata
con le mammelle gonfie, che ancora muggiva,
altre fare vitelle a brani.
Vedevi fianchi e zampe
740 volare qua e là e
i brandelli penzolare
dagli abeti e gocciolare sangue.
I tori, prima violenti, e pronti a dare sfogo alle loro corna
crollavano a terra con tutto il peso del corpo
schiantati da migliaia di mani di giovani donne.
745 E quelle ne
spolpavano le carni
più rapide di un battito delle tue palpebre di re.
Poi, come uccelli in corsa pronti a librarsi in volo,
si lanciano per le vaste campagne, che lungo le correnti dellAsòpo
fanno crescere rigogliose le messi dei Tebani.
750 Su Isie ed Eritre,
che sorgono sulle falde rocciose
del Citerone, piombano come armate nemiche,
e si danno al saccheggio in lungo e in largo:
rapivano i neonati dalle case,
e la preda caricata in spalla, fosse di bronzo o ferro,
755 anche senza legami,
restava attaccata al loro corpo
e non cadeva sulla terra nera.
E sui loro capelli portavano fuoco,
ma non le bruciava. Gli uomini, accecati dallira
per il saccheggio delle Baccanti, correvano alle armi.
760 E allora, mio
signore, fu uno spettacolo terribile a vedersi:
agli uomini la punta delle lance non si bagnava di sangue;
quelle, invece, lanciavano i tirsi,
li ferivano e li misero in fuga, gli uomini,
e loro erano donne! Di certo al loro fianco cera un dio.
765 E poi tornarono
là, da dove erano mosse,
a quelle sorgenti che per loro fece sgorgare il dio.
Qui si lavarono dal sangue, e le serpi con la lingua
bevevano le gocce e la pelle del viso tornava al suo splendore.
Questo dio, chiunque è, o signore,
770 accoglilo in questa
città, perché in tutto egli è grande.
E poi di lui dicono anche questo, come io sento dire:
la vite che tronca i dolori, è stato lui a donarla ai mortali.
E se non cè vino, non cè neppure amore,
e non cè per gli uomini nessun altro piacere.
CORO
775 Ho paura a parlare
in libertà
di fronte a questo tiranno, ma parlerò:
non cè dio più grande di Dionìso.
PENTEO
Ormai è qui vicino a noi e come un fuoco divampa la violenza delle Baccanti,
una vergogna grande agli occhi di tutti i Greci.
780 Ma non cè
tempo da perdere: corri alla porta di Elettra, tu:
ordina ladunata di tutti gli uomini armati di scudo,
di quelli che montano i cavalli veloci,
di quelli armati alla leggera, di quelli che con la mano fanno
vibrare i nervi degli archi: si scende in campo contro le Baccanti,
785 perché ormai
sè superato il limite
e non si può più subire dalle donne quello che si subisce ora.
DIONISO
Tu, Pènteo, non ti vuoi convincere, ma ascolta le mie parole:
offese, io da te le subisco; eppure io ti dico
che non devi levare le armi contro il dio,
790 anzi devi startene
in pace: Bromio non lo sopporterà,
che tu cacci le Baccanti dai monti santificàti dalle loro grida.
PENTEO
Non voglio le tue lezioni da sapiente!
Non ti basta di essere scampato alle catene?
DIONISO
Io, al posto tuo, gli farei un sacrifico piuttosto che infuriarmi
795 e tirar calci
allaria: sei un mortale tu, e lui un dio.
PENTEO
Lo farò, un sacrificio: un bel massacro di femmine - se lo merita;
metterò a ferro e fuoco le valli del Citerone.
DIONISO
Fuggirete tutti! E questa sarà davvero una vergogna:
uomini armati di scudi di bronzo che danno le spalle a tirsi di Baccanti!
PENTEO
800 Mi sono confuso con
questo Straniero impossibile:
non vuole mai stare zitto, lui, né quando subisce, né quando agisce.
DIONISO
Caro mio, un modo ci sarebbe ancora per sistemare tutto.
PENTEO
E quale? Essere servo delle mie serve?
DIONISO
Io, quelle donne, te le porterò qui, e senza usare le armi.
PENTEO
805 Povero me! Questo
mi vuole in trappola.
DIONISO
Ma quale trappola! Anzi, voglio salvarti, con le mie arti.
PENTEO
Siete in combutta, per compiere i vostri baccanali.
DIONISO
Sì, cè un intesa, è vero, ma con il dio.
PENTEO
A me le armi! E tu, basta parlare!
DIONISO
810 Ah! Fermati!
Le vuoi vedere, le donne, sdraiate tutte insieme, sul monte?
PENTEO
Sì, sì lo voglio! Pagherei a peso doro per vederle.
DIONISO
E comè che ti è presa questa gran voglia?
PENTEO
Sarà un dolore, ma le voglio vedere ubriache.
DIONISO
815 Allora ti vuoi
godere uno spettacolo che ti farà male?
PENTEO
Sì, voglio vedere: starò in silenzio, nascosto tra gli abeti.
DIONISO
Ma ti scoveranno, anche se ti avvicini di nascosto.
PENTEO
E allora andrò allo scoperto: questa volta hai ragione.
DIONISO
E allora ti farò da guida: vuoi metterti in cammino?
PENTEO
820 Guidami, presto!
Non perdere più tempo!
DIONISO
Avvolgi il tuo corpo in vesti di lino.
PENTEO
E perché mai? Io, uomo, travestito da donna?
DIONISO
Perché non ti uccidano, se là ti fai vedere uomo.
PENTEO
E hai ragione anche questa volta: sei furbo tu, lho capito da un pezzo.
DIONISO
825 Dionìso ci ha
ispirato questa idea.
PENTEO
E come metterò in pratica i tuoi buoni consigli?
DIONISO
Ma sarò io a vestirti, là dentro alla reggia.
PENTEO
Con quale veste? Da donna? Mi vergogno.
DIONISO
Ecco, ora non hai più voglia dessere spettatore delle Menadi.
PENTEO
830 Ma quale veste dici
che io dovrò indossare?
DIONISO
Prima sulla tua testa metterò una parrucca di capelli fluenti.
PENTEO
E poi quale sarà il mio travestimento?
DIONISO
Sarà un peplo, lungo fino ai piedi. E sul capo una mitra.
PENTEO
E poi, oltre a questo, come mi farai bello?
DIONISO
835 Un tirso e una
pelle screziata di cerbiatto.
PENTEO
Ma non posso, non ce la faccio proprio a travestirmi da donna.
DIONISO
E allora dovrai versare sangue e affrontare in battaglia le Baccanti.
PENTEO
È vero: prima devo andare a spiarle.
DIONISO
Certo, è più prudente che cacciarsi nel male con il male.
PENTEO
840 E come farò ad
attraversare la città di nascosto ai Cadmei?
DIONISO
Per vie traverse andremo e io sarò la tua guida.
PENTEO
Va bene tutto, purché le Baccanti non se la ridano di me.
Ora entro in casa e là deciderò.
DIONISO
Fa pure: da parte mia, io sono sempre a tua disposizione.
PENTEO
845 Allora io vado: o
andrò là sul monte, armato,
oppure darò retta ai tuoi consigli.
DIONISO
Donne, luomo ormai è caduto nella rete:
andrà dalle Baccanti e lì pagherà la sua pena con la morte.
Dionìso, ora è compito tuo: tu non sei lontano.
850 Ci vendicheremo.
Per prima cosa fallo diventar pazzo,
infondi in lui una folle passione per le frivolezze, perché,
se resta in sé, non sarà mai disposto a travestirsi da donna,
ma, se lo fai uscire di senno, si travestirà.
Farò di lui loggetto dello scherno dei Tebani
855 e, trasformato in
donna, me lo porterò a spasso per tutta la città,
lui che prima, con le sue minacce, sembrava così tremendo.
Ora vado a far bello Pènteo e così agghindato
se ne andrà allinferno, sgozzato
dalle mani di sua madre. Saprà chi è Dionìso, il figlio di Zeus,
860 saprà la sua
natura di dio vero,
terribile, sì, ma il più dolce per gli uomini.
strofe]
Nei lunghi cori della notte
poserò un giorno il mio candido piede,
nellestasi di Bacco agiterò il mio collo
865 nellaria
limpida di rugiada,
come cerbiatta che gioca
nei verdi piaceri del prato,
scampata in fuga
alla caccia paurosa,
870 scampata
allagguato, alla trama di reti.
Il cacciatore grida,
lancia la corsa dei cani,
e lei, con affanno, rapida come il turbine,
balza lungo la riva del fiume,
875 lieta di spazi
lontani dalluomo,
lieta dellombra del bosco.
Che cosa è la saggezza?
Quale dono più bello
dagli dèi fu dato ai mortali
che forte tenere la mano
880 sulla testa dei
nostri nemici?
E una cosa bella ci è cara sempre.
antistrofe]
Avanza lenta, eppure sicura
la potenza divina
colpisce luomo insensato,
885 chi nella sua mente
in delirio
non fa grandi le cose divine.
Gli dèi con astuzia nascondono
limpronta lunga del tempo,
ma danno la caccia dellempio.
890 Non concepire mai
nulla,
non praticare mai nulla
più forte della legge.
Sforzo da poco credere nella potenza divina,
qualunque cosa sia, il divino:
895 quanto ha forza di
legge nel corso lungo tempo,
quanto è eterno e ha suo principio in natura,
questo è divino.
Che cosa è la saggezza?
Quale dono più bello
dagli dèi fu dato ai mortali
900 che forte tenere la
mano
sulla testa dei nostri nemici?
E una cosa bella ci è cara sempre.
epodo]
Felice, chi dal mare
alla tempesta scampa e tocca un porto.
Felice, chi supera gli affanni.
905 Per molte vie uno
supera laltro
in prosperità e potenza.
Infinite sono le speranze, infiniti gli uomini:
alcune hanno compimento nella prosperità,
altre fuggono via.
910 Beato chi giorno
dopo giorno
sa vivere la sua felicità.
DIONISO
Tu, che hai tanta voglia di vedere cose che vedere non devi,
e hai fretta di cercare cose che cercare non devi, a te dico, Pènteo,
esci dal tuo palazzo e lascia che io ti ammiri
915 con la tua veste da
donna, da Baccante, da Menade:
sei pronto ormai a spiare tua madre e il suo corteo.
Oh, assomigli davvero a una figlia di Cadmo!
PENTEO
Ecco, mi pare di vedere due soli
e doppia mi pare Tebe: due città, vedo, dalle sette porte.
920 E tu, che mi guidi,
mi sembri un toro,
e sulla tua fronte sono spuntate corna.
O forse già da prima tu eri una fiera? Ora, sei un toro.
DIONISO
Il dio è nostra guida: lui, prima, non ci era propizio,
ma ora ha stretto con noi unalleanza, e ora tu vedi le cose che devi vedere.
PENTEO
925 Come ti sembro? Non
ti pare il mio
lo stesso portamento di Ino o di Agàve, mia madre?
DIONISO
Proprio loro mi sembra di vedere, quando guardo te.
Ma, ecco, questo ricciolo tè andato fuori posto,
eppure sotto la mitra lavevo accomodato così bene!
PENTEO
930 Prima, là in casa,
scuotevo la testa avanti e indietro,
per danzare come una Baccante, e il ricciolo è uscito di posto.
DIONISO
Se è per questo, lo aggiusteremo noi:
sta a cuore a noi servirti. Su, alza la testa.
PENTEO
Ecco, fammi bello: io mi rimetto nelle mani tue.
DIONISO
935 Ti sè
allentata anche la cintura e le pieghe del peplo
non cadono bene a piombo fino alle caviglie.
PENTEO
Sì, pare anche a me, qui sul piede sinistro.
Da questa parte, invece, il peplo ricade proprio bene.
DIONISO
Certo sarò per te il primo dei tuoi amici, quando,
940 con tua grande
sorpresa, vedrai le Baccanti in tutta la loro composta armonia.
PENTEO
E il tirso? Come somiglierò di più a una Baccante,
se io lo tengo con la mano destra o con questa?
DIONISO
Con la destra, si deve, e sollevarlo, a tempo, insieme al piede destro.
Bravo! Ti meriti un elogio, perché hai mutato la tua mente.
PENTEO
945 E ora potrò
caricarmi sulle spalle
il Citerone con sopra le Baccanti tutte insieme?
DIONISO
Lo potrai, se vorrai. Prima la mente, non lavevi sana:
ora ce lhai, come devi averla.
PENTEO
Portiamo delle leve? Oppure solleverò la montagna
950 con le mani, solo a
forza di braccia e di spalle?
DIONISO
Basta che tu non mi distrugga la sede delle Ninfe
e i luoghi dove Pan suona la sua zampogna.
PENTEO
Hai detto bene: non ci vuole la forza per vincere
le donne. E io me ne starò nascosto tra gli abeti.
DIONISO
955 Sì, ti
nasconderai: e in un nascondiglio dove bisogna che stia ben nascosto,
chi viene a spiare le Menadi di nascosto.
PENTEO
Ecco, mi pare di vederle, là tra le macchie, già tutte prese
nelle reti dei loro dolci nidi, come uccelli in amore.
DIONISO
Proprio per questo tu vai in esplorazione.
960 E le prenderai,
forse, se prima non sarai preso tu.
PENTEO
Accompagnami per la terra di Tebe:
Io, tra tutti, sono lunico uomo che ha il coraggio di osare.
DIONISO
Tu solo ti sacrifichi per questa città, tu solo:
per questo ti aspettano le prove che tu devi aspettarti.
965 Ma ora seguimi.
Sono io la tua guida per la tua salvezza.
Di là poi qualcun altro ti riporterà qui.
PENTEO
Di certo la donna che mi ha partorito.
DIONISO
Sarai un segno visibile per tutti.
PENTEO
Per questo vado.
DIONISO
E tornerai, trasportato
PENTEO
Un lusso grande!
DIONISO
Tra le braccia di tua madre.
PENTEO
Mi costringi a una vita di gioia!
DIONISO
E che gioia!
PENTEO
970 Quella che mi
merito.
DIONISO
Sei terribile tu, terribile davvero, e vai a prove terribili:
e troverai una gloria che innalza fino al cielo.
Tendi le braccia, Agàve, e voi, figlie
seminate da Cadmo: guido questo ragazzo
975 ad una prova grande
e sarò io il vincitore
e Bromio lo sarà. Il resto, saranno i fatti a parlare.
strofe]
Andate veloci, cagne di Lissa,
andate al monte, cagne del Furore,
là dove le figlie di Cadmo tengono il loro tiaso.
Aizzatele infuriate contro il pazzo infuriato,
980 spia delle Menadi
travestito da donna.
Là, per prima, lo vedrà in agguato
sua madre dallalto di una roccia,
sulla cima di un albero e griderà alle Menadi:
"Chi è questuomo, venuto qua al monte,
985 o Baccanti? È
venuto a cercare
le figlie di Cadmo che corrono sul monte?
E chi lo partorì? Lui non nacque
da sangue di donna:
è razza di leonessa
990 o di Gorgone di
Libia".
Verrà giustizia luminosa, armata di spada verrà,
colpirà a morte, trapasserà alla gola
995 quelluomo
senza dio, senza legge e giustizia
figlio di Echìone, razza della terra.
antistrofe]
Con ingiusto pensiero, con empio furore
va contro i tuoi riti, o Bacco, i riti di tua madre.
Pazzo il suo cuore, volontà in delirio:
1000 vuole, con la
violenza,
vincere linvincibile.
Morte implacabile
frena chi leva
la mente contro il dio.
Vita senza dolore
è stare nei limiti dellumano.
1005 Io non invidio la
sapienza,
mia gioia è cacciare altri beni,
quelli che sono grandi e luminosi,
quelli che sono rivolti alla bellezza:
vivere, giorno e notte nella fede,
rifiutare ogni norma che va contro giustizia,
1010 onorare gli dèi.
Verrà giustizia luminosa, armata di spada verrà,
colpirà a morte, trapasserà alla gola
1015 quelluomo
senza dio, senza legge e giustizia
figlio di Echìone, razza della terra.
epodo]
E tu, mòstrati nella forma del toro
o del serpente dalle molte teste
o del leone che spira fiamme.
1020 Vieni, o Bacco, e
con volto ridente
stendi la tua rete di morte
intorno al cacciatore di Baccanti,
preda, ormai, del branco delle Menadi.
SECONDO MESSAGGERO
O casa, felice un tempo nella la Grecia intera,
1025 casa di Cadmo, il
vecchio di Sidone, che seminò nella terra
i denti del drago, del serpente razza della terra,
come ti piango, e sono solo un servo, eppure
[per i servi onesti sono disgrazia i mali dei padroni]
CORO
Che cè? Dalle Baccanti che novità ci porti?
SECONDO MESSAGGERO
1030 Pènteo è morto,
il figlio di Echìone.
CORO
Signore Bromio, dio ti riveli, grande!
SECONDO MESSAGGERO
Che dici? Che parole son queste? Tu, donna,
sei felice per le disgrazie dei miei padroni?
CORO
Sono straniera io, e grido la mia gioia coi miei canti da barbara, euòi.
1035 Ora non tremo più
per la paura, non sarò più in catene.
SECONDO MESSAGGERO
E credi che a Tebe non esistano più uomini
? [
]
CORO
Dionìso, Dionìso, non Tebe
ha su di me potere!
SECONDO MESSAGGERO
Posso capirvi. Ma non è bello, donne,
1040 essere felici dei
mali degli altri.
CORO
Dimmi tu, parla: di che morte è morto
quelluomo ingiusto che tramava ingiustizie?
SECONDO
MESSAGGERO
Ci si lasciò alle spalle le ultime case di questa terra di Tebe,
risalimmo le correnti dellAsòpo
1045 e poi si prese su
per ripidi sentieri che vanno al Citerone,
Pènteo, io che seguivo il mio padrone
e lo straniero, la nostra guida in quella spedizione.
Prima una sosta in un prato erboso,
attenti a soffocare il rumore dei passi ed il respiro,
1050 per vedere senza
essere visti.
Cera una conca tra pareti di roccia, scavate da sorgenti,
ombreggiata dai pini: le Menadi erano là,
tutte prese in piacevoli fatiche:
alcune coronavano dedera il loro tirso
1055 che aveva perduto
la sua chioma;
altre, come puledre liberate dai gioghi variopinti,
facevano risonare a voci alterne un canto a Bacco.
Pènteo, quellinfelice, non riusciva a vedere la schiera delle donne.
E allora disse: "Straniero, io da qui,
1060 non arrivo a
vederle, quelle Menadi false.
Ma lassù dalle rocce, se salgo proprio in cima ad un abete,
le vedrei bene, le loro sconcezze".
A questo punto, ecco, vedo il miracolo dello Straniero:
afferra la cima, alta fino al cielo, di un abete
1065 e lo piega giù,
lo piega, lo piega giù fino alla terra nera.
E labete si curva, come un arco o un legno
che il tornio modella a forma di ruota.
Proprio così lo Straniero, con le sue mani, teneva quellalbero di montagna
e lo piegava giù fino a terra: e questa impresa niente aveva di umano.
1070 Poi fa sedere
Pènteo sui rami dellabete,
si fa scorrere il tronco diritto tra le mani, piano piano,
attento che lui non sia disarcionato:
dritto ora lalbero svettava su, nellalto del cielo,
e si portava, seduto sulla cima, il mio padrone.
1075 E fu visto,
piuttosto che vederle, lui, le Menadi.
Non era ancora bene in vista, appostato lassù in alto,
che lo Straniero non si vide più.
Ma dal cielo una voce - Dionìso credo -
levò il grido: "Ragazze,
1080 vi porto chi ha
riso di voi,
di me e dei miei riti: punite luomo!".
Mentre così parlava, tra cielo
e terra si stagliava una luce di fuoco divino.
Silenzio nellaria, silenzio tra le fronde del bosco
1085 e nella valle,
silenzio le voci delle fiere.
Ma quelle non udirono chiara la voce del dio
e si alzarono ritte e volsero attorno gli occhi.
Lui di nuovo gridò: quando udirono
chiaro il comando di Bacco, le figlie di Cadmo
1090 si lanciarono più
veloci di colombe,
mossero i piedi in corsa vorticosa
la madre Agàve e con lei le sorelle, nate dal suo stesso seme,
e tutte le Baccanti. E a balzi per la valle solcata dai torrenti
e tra i burroni corsero, invasate dallo spirito del dio.
1095 Quando poi vedono
il mio padrone nascosto sullabete,
sarrampicano su una roccia che stava di fronte a lui come una torre,
scagliano pietre a tutta forza e rami dabete come fossero lance.
Altre facevano balenare nellaria i loro tirsi
contro Pènteo, ormai solo un misero bersaglio, ma senza colpirlo.
1100
Quellinfelice, in preda alla paura e senza scampo,
era troppo in alto, fuori portata dalla loro furia.
Alla fine, schiantano come fulmini i rami dalle querce e
si mettono a scalzare le radici; ma quelle leve non erano di ferro
1105 e i loro sforzi
furono tutti vani.
Allora Agàve disse: "Avanti, Menadi, tutte qua in cerchio,
afferrate il tronco, prendiamo la bestia salita lassù,
perché non sveli le danze segrete del dio!".
Mille mani abbrancano labete,
1110 lo strappano dalla
terra
e da lassù, dallalto a precipizio,
sabbatte a terra, Pènteo, tra grida di terrore:
capisce di essere vicino alla rovina.
Fu sua madre, per prima, ad iniziare, sacerdotessa di un rito di sangue,
1115 e gli si avventa
contro. Lui si strappa via la mitra dai capelli,
perché Agàve, anche lei infelice, lo riconosca e non lo uccida,
carezza il viso di sua madre e dice:
"Io, madre, sono figlio tuo,
Pènteo, partorito da te nella casa di Echìone.
1120 Pietà, madre,
abbi pietà di me, per le mie colpe
non ammazzarlo, questo figlio tuo!".
Ma quella, con la bava alla bocca, torceva
le pupille stravolte, era fuori di sé, non intendeva:
posseduta da Bacco, lei non lascoltò.
1125 Gli afferra il
braccio sinistro con le mani,
punta i piedi sui fianchi di quel disgraziato
e gli sbrana la spalla, ma non con la sua forza:
il dio dava vigore alle sue braccia.
Dallaltra parte compie il suo scempio Ino
1130 e squarta le
carni, poi saccanisce Autònoe e poi le Baccanti
in branco tutte insieme. Era tutto un gridare confuso:
lui urlava di dolore finché ebbe ancora un po di fiato,
loro urlavano grida di vittoria. Una portava un braccio,
laltra un piede ancora col calzare, le costole messe a nudo
1135 erano sbranate e
con le mani grondanti di sangue le Baccanti
si lanciavano, come una palla, i brandelli di carne di Pènteo.
Ora il suo corpo giace, fatto a pezzi, qua e là: un pezzo
sotto rocce scoscese, un pezzo tra le macchie del bosco,
e non sarà facile trovarli. La misera testa,
1140 se lè presa
sua madre:
lha piantata sulla cima del tirso e la porta in trofeo
giù per il Citerone, come fosse la testa di un leone montano.
Ora ha lasciato le sorelle tra i cori delle Menadi
e lei, fiera di questa preda disgraziata,
1145 avanza verso le
nostre mura e invoca Bacco,
suo alleato, suo compagno di caccia, il grande vincitore:
e a lui porta il trofeo di una vittoria fatta di lacrime.
Ma io voglio stare lontano da questo orrore, e me ne andrò
prima che Agàve arrivi qui a palazzo.
1150 Essere saggi e
venerare gli dèi
è la cosa più bella: e credo anche che sia la più sensata
e, per noi mortali, un bene prezioso, se lo mettiamo in pratica.
CORO
Cori per Bacco,
grida di rovina
1155 per Pènteo,
stirpe del serpente:
si travestì con vesti di donna,
prese un bastone dedera incoronato,
fatale promessa di morte,
un toro lo guidò alla rovina.
1160 Baccanti figlie di
Cadmo,
il vostro canto di vittoria bella
ha fine nelle lacrime e nel pianto:
oh, bella impresa, abbracciare la testa di un figlio
con mano che gronda del suo sangue!
CORO
1165 Ecco, la vedo!
Arriva qui alla reggia
Agàve, la madre di Pènteo. Ha gli occhi stravolti!
Accoglietelo in festa, questo corteo del dio della gioia, euòi!
strofe]
AGAVE
Baccanti dAsia!
CORO
Perché questo grido?
AGAVE
Portiamo su dai monti
1170 a questa casa un
tralcio dedera, tenero,
appena reciso: caccia fortunata.
CORO
Vedo e ti accolgo in mezzo al mio corteo.
AGAVE
Lho preso senza rete,
questo giovane cucciolo di leone selvaggio.
1175 Eccolo, guarda!
CORO
Da quale terra solitaria vieni?
AGAVE
Il Citerone
CORO
Il Citerone?
AGAVE
Luccise il Citerone.
CORO
Ma chi lo colpì?
AGAVE
Il merito è tutto mio!
CORO
Agàve beata!
AGAVE
1180 E beata mi
chiamano nei tiasi.
CORO
Chi altra lo colpì?
AGAVE
Di Cadmo le
CORO
Di Cadmo?
AGAVE
Sì, le figlie di Cadmo,
ma dopo di me, dopo di me
loro hanno messo le mani su questa fiera:
fortunata davvero questa caccia!
CORO
[
]
antistrofe]
AGAVE
Su, ora, al mio banchetto!
CORO
Che dici? A banchetto? Oh, infelice!
AGAVE
1185 È un vitellino di
latte.
Solo unombra di morbido pelo
gli fiorisce appena sulla guancia.
CORO
Dalla criniera sembra una fiera selvaggia.
AGAVE
È stato Bacco, lastuto cacciatore,
1190 a spingere con
lastuzia
le Menadi contro questa fiera.
CORO
Il nostro signore è cacciatore.
AGAVE
E tu mi lodi?
CORO
Ti lodo.
AGAVE
1194 Presto i
Tebani
CORO
di sicuro Pènteo, figlio tuo
AGAVE
oh, sì, lui dirà brava a sua madre
che ha preso questa preda, creatura di leone.
CORO
Preda gloriosa!
AGAVE
E presa con gloria!
CORO
E sei felice?
AGAVE
Sono felice: con questa caccia
grandi cose ho compiuto,
grandi e gloriose.
CORO
1200 E allora mostra,
infelice, la tua preda gloriosa
ai tuoi concittadini, questa preda che tu porti in trionfo.
AGAVE
Voi che abitate la rocca di Tebe dalle belle torri,
correte a vedere questa preda,
che abbiamo preso noi, figlie di Cadmo,
1205 e non con
giavellotti di Tessaglia dalle cinghie di cuoio,
non con le reti, ma solo con la forza di queste mani candide:
e allora, perché vantarsi e procurarsi invano
strumenti di guerra da chi fabbrica armi?
Noi solo con queste mani abbiamo catturato lanimale
e le sue membra le abbiamo fatte a pezzi con queste stesse mani.
Dovè il mio vecchio padre? Che venga qui, vicino.
E Pènteo, il figlio mio, dovè?
Prenda una scala robusta, e lappoggi alle mura:
inchioderemo ai fregi del palazzo
1215 questa testa di
leone che io porto come trofeo di caccia.
CADMO
Seguitemi, con il misero peso dei resti
di Pènteo, seguitemi, servi, qui davanti al palazzo.
Ecco, dopo molte ricerche riporto qui a fatica
il suo corpo: io lho trovato fatto a brani, disperso
1220 fra le balze del
Citerone, e nessun pezzo io lho raccolto
nello stesso posto. Era introvabile, disperso comera nella macchia.
Ho sentito qualcuno raccontare le belle imprese delle figlie mie,
quando ormai avevo lasciato le Baccanti
ed ero tornato qui in città con il vecchio Tiresia:
1225 allora me ne vado
di nuovo su al monte
e ora riporto qui il ragazzo massacrato dalle Menadi.
E così ho visto quella che un giorno partorì Atteone ad Aristeo,
Autònoe e insieme a lei Ino, povere donne,
che ancora brancolavano in delirio nel querceto.
1230 E lei, Agàve, un
uomo mi disse che lei veniva qui
a passo frenetico di danza, e mi ha detto il vero:
lho qui davanti agli occhi, ed è una vista orrenda.
AGAVE
Padre, puoi davvero vantarti di avere seminato
le figlie migliori tra i mortali:
1235 e parlo di tutte
le tue figlie, ma di me in particolare.
Io ho abbandonato la spola e il telaio
e sono andata a imprese più grandi, a cacciare le fiere a mani nude.
Ecco tra le mie braccia il mio trofeo, conquistato da me,
perché sia appeso davanti alla tua casa:
1240 prendilo, padre
mio, tra le tue mani,
e, fiero della mia caccia,
invita a banchetto i tuoi amici: beato tu sei,
tu sei beato, per limpresa che noi abbiamo compiuto!
CADMO
O pena infinita! Io non posso guardare
1245 lo scempio
compiuto da queste vostre mani disgraziate.
Bella la vittima, che hai sacrificato per gli dèi,
e ora inviti a banchetto questa città di Tebe e me!
Ah, che disgrazia, prima di tutto tua, poi anche mia!
Il dio e Bromio Signore ci ha distrutto, con giustizia, sì,
1250 ma oltre ogni
limite. E lui è nato in questa nostra famiglia.
AGAVE
Ah, che uggia questi vecchi, sempre così scorbutici
e noiosi! Oh, se mio figlio
fosse bravo a caccia e somigliasse a sua madre,
quando coi giovani Tebani
1255 va a caccia delle
fiere! Ma quello è bravo solo
a fare la guerra al dio! Tu, padre, devi farlo ragionare.
Chi me lo va a chiamare, chi me lo porta qui
a vedere quanto sono felice?
CADMO
Ah, quando ritornerete in senno e capirete quello che avete fatto,
1260 patirete un dolore
tremendo. Ma, se per sempre
sarete in questo stato, certo non sarete felici,
ma almeno non saprete di soffrire.
AGAVE
E cosa non va bene o ti addolora?
CADMO
Ascoltami, fissa il tuo sguardo verso questo cielo.
AGAVE
1265 Ecco, ma perché
mi dici di guardarlo?
CADMO
E ti pare lo stesso, questo cielo, o avverti mutamenti?
AGAVE
È più chiaro e più limpido di prima.
CADMO
E questo senso di smarrimento nella tua anima cè sempre?
AGAVE
Non le capisco, queste tue parole. Però sento
che torno in me e i miei pensieri sono diversi dai pensieri di prima.