Tragedia e commedia: interferenze

Dioniso è il dio della teatralità, sia della commedia che della tragedia; nelle Rane appare come un dio comico che è in quel momento l’unico personaggio adatto a scegliere il migliore tragediografo. Anche Socrate (nel Simposio platonico) asserisce la connessione dei due generi. Le Baccanti contengono scene che appaiono comiche: Tiresia e Cadmo che danzano sulla montagna o Penteo iniziato come una Menade che chiede consigli sul modo di sistemare il vestito o come prendere il tirso: ciò che è particolarmente curioso nella relazione tra Baccanti, tragedia e commedia, è la deliberata distanza e il trattamento ironico dei due generi con cui la tragedia stessa sembra essere in cosi stretta relazione. Se infatti le Baccanti sono viste come una quasi-commedia, il suo "mostro" ucciso trionfalmente si dimostra essere il re, mentre l’"eroe" di questa uccisione è un dio che appare in veste bestiale. La tragedia, anche in questo caso, fluttua ambiguamente fra eroe/mostro e non siamo mai completamente sicuri su chi sia il più mostruoso dei due. Anche in questo caso Euripide è riuscito a rappresentare l’ambiguità della rappresentazione illusionistica del teatro. Rappresentando il dio e il suo potere illusionistico sulla scena, Euripide situa quest’opera fra le forme convenzionali di entrambi i generi.

[Ch. Segal, Dionysiac Poetics and Euripides’ Bacchae, Princeton, 1982]