Il travestitismo rituale di Penteo
Nellepisodio delle Baccanti il travestitismo di Penteo potrebbe semplicemente sembrare un particolare di un suo stato di follia patologica, che si indirizza verso lassunzione di un comportamento femminile, così come la mania di un Aiace o di Eracle assumono invece le forme di un furore bellico e aggressivo. Ma abbiamo visto che gli atti compiuti dal re tebano hanno un preciso significato rituale e che Penteo, pur senza rendersene conto, ha la visione di Dioniso che gli appare in uno dei suoi aspetti tradizionali. (...) Le varie allusioni alleffeminatezza del dio si spiegano solo se si presume lesistenza di un rito preciso, e non viceversa: o, per meglio dire, dato mitico e dato rituale si completano a vicenda e sono reciprocamente necessari. A questo proposito, mostra caratteristiche indubbiamente arcaiche e comprensibili solo se riferite a dati rituali un mito dellinfanzia di Dioniso. Subito dopo la nascita il dio sarebbe stato affidato a Ino, che lo avrebbe allevato hoskòren (Apollod. III, 4, 3). La breve allusione di Apollodoro e più diffusamente sviluppata in Seneca (Oed. 412 sgg.). Te decet cingi comam floribus vernis, / te caput tyria cohibere mitra / hederave mollem / bacifera religare frontem, / spargere effusos sine lege crines, / rursus adducto revocare nodo; / qualis iratam metuens novercam / creveras falsos imitatus artos, / crine flaventi simulata virgo, / lutea vestem retinente zona: / inde tam molles placuere cultus / et sinus laxi fluidumque smyrna. Tutto il tradizionale apparato dionisiaco, la crocota e la cintura, i riccioli sciolti e trattenuti dalla mitra, limitazione del comportamento femmineo trovano il loro antecedente in un mito relativo allinfanzia dionisiaca. Si tratta cioè di un mito che presenta le medesime caratteristiche di altri miti di infanzie divine od eroiche che in epoca classica non funsero tanto da antecedente di iniziazioni giovanili quanto più di riti misterici compiuti da adulti. In effetti i residui di rituali iniziatici giovanili in cui è presente il travestitismo (le Oscoforie) ed altri più numerosi miti riflettenti sempre una tematica analoga (Achille a Sciro, Herakles da Omphale, la storia di Eutimo cui si potrebbe avvicinare anche quella del fratello Aspalis sono stati già raccolti ultimamente dalla Delcourt, ed altri prima di lei, tra cui Frazer e il Propp avevano notato la presenza abbastanza frequente di travestitismi femminili in rituali iniziatici di varie popolazioni primitive: in alcuni casi, il travestito è chi sovraintende ai riti, in altri, invece, sono gli iniziandi stessi, che possono portare anche un nome femminile. E, per restare nel mondo antico, pare che anche in Egitto i fanciulli indossassero abiti femminili fino al momento della circoncisione. In Grecia, di iniziazioni giovanili si potrebbe parlare anche per le danze in onore di Arthemis Korythalia, in cui un gruppo di fanciulle portava lattributo dellaltro sesso, il fallo". In altri casi ancora labbigliamento femminile si presenta in rituali orgiastico-misterici paragonabili a quelli dionisiaci: si tratta dei sacerdoti di Kotytto, i Baptai. Ma altrettanto, se non più, numerosi e sorprendenti sono i casi di abbigliamenti sacerdotali o di professioni riferentesi in qualche modo allambito sacrale: labbigliamento dei citaredi, degli aurighi e degli attori tragici era costituito dal lungo chitone ionico femminile. Se è vero che in numerosi casi la somiglianza strettissima tra il chitone lungo femminile e quello maschile, andato di moda dal tempo delle guerre persiane, può aver favorito un equivoco, è pur vero che di fronte a un così gran numero di casi analoghi il dubbio rimane almeno legittimo. Anche a Roma incontriamo travestitismi rituali: quello dei tibicini durante la festa del Quinquatrus e quello dei partecipanti alle cerimonie (misteriche?) in onore di Hercules Victor. (...) Ma, una volta individuate queste situazioni, seri dubbi ci sarebbero da sollevare sulla legittimità di un procedimento che, via via semplificando e riducendo, voglia giungere a una voce che funga da denominatore comune a momenti così diversi. Un metodo del genere, a tirarne le somme, non potrebbe andare oltre lovvia genericità che presso gli antichi e i primitivi un cambiamento dabito significa un cambiamento di personalità. Come e una spiegazione solo in apparenza soddisfacente quella che ricorre ai "riti di passaggio", in cui si passerebbe dallinfanzia alladolescenza, dallo stato nubile a quello di sposo, dallinverno allestate e così via: molte volte, come nel caso degli abbigliamenti sacerdotali o dei rituali dionisiaci, lassunzione di un abito femminile indica semmai un passaggio dal profano al sacro, nel quale si rimane per tutto il tempo in cui si indossa un abito diverso. (...) Chi scrive è stata stimolata alla rilettura di questo episodio delle Baccanti da una recente esperienza di ricerca folklorica condotta dallIstituto di Studi Storici dellUniversità di Cagliari sotto la direzione di E. De Martino. Questa ricerca ha per oggetto i rituali dellàrgia, lequivalente sardo della taranta pugliese, mitico insetto la cui puntura che comè noto è simbolo di un morso interiore, psichico esige per la sua guarigione una terapia coreutico-musicale, le cui affinità strutturali con la terapia dei rituali coribantici è già stata segnalata. Tra le numerose varianti locali dellàrgia, esiste un complesso particolarmente interessante presente a un dipresso nellarea del Campidano oristanese: qui chi è punto da àrgia è posseduto da uno spirito, unanima dannata, di sesso femminile, che costringe imperiosamente la persona "punta" ad assumere la propria personalità. Il fenomeno coinvolge prevalentemente persone di sesso maschile, le quali, durante lesecuzione del rito assumono comportamenti femminili, parlano con voce mutata e con le inflessioni dialettali del paese di provenienza dellàrgia, chiedono di venire vestiti da donna e possono giungere fino ad intessere una mimica amorosa con un partner che viene talvolta mitizzato come il fidanzato o lamoroso dellàrgia. (...) Comè noto, esiste a livello non più folklorico ma etnologico unarea culturale nella quale il travestitismo è presente in un complesso rituale in cui sono ravvisabili lontane affinità con i dati di cui disponiamo per il mondo classico e folklorico: si tratta dello sciamanesimo siberiano. Tra le varie crisi di ordine psichico che colpiscono il futuro sciamano, si può manifestare anche quello che è stato chiamato "cambiamento mistico di sesso": luomo, per volere degli spiriti, adotta una pettinatura femminile, oppure si traveste addirittura da donna. Al travestitismo si può accompagnare il ripudio delle normali attività maschili della caccia e della pesca e lassunzione di altre femminili, come il cucito o la raschiatura delle pelli; contemporaneamente voce, atteggiamenti e carattere si vanno femminilizzando. (...) Con gli sciamani sono stati già da tempo confrontati quegli indovini sciti della cui thèleia nousos parla Erodoto (I, 105), la nota storia dellindovino Tiresia che avrebbe patito un temporaneo "cambiamento di sesso" da uomo in donna, nonché tutti i travestitismi rituali dionisiaci, che pure procedono parallelamente ad esperienze mistico-estatiche ed eventuale profetismo. (...) Ci troviamo pertanto di fronte a una casistica apparentemente analoga a quella dei vari casi di travestitismo patologico presenti nella nostra società, per cui si è distinto da un "falso" travestitismo connesso a pratiche omosessuali e in cui unalterazione sessuale costituisce fattore primario, un "vero" travestitismo nel quale si conservano normali rapporti sessuali. In questo caso il fenomeno coinvolge prevalentemente se non esclusivamente, la sfera psichica. Inizia a manifestarsi per lo più durante linfanzia come accettazione patologica ed esclusiva di quella parziale assunzione, tipica di quelletà, di modelli dellaltro sesso cioè, stando almeno alle interpretazioni psicanalitiche, dellimmagine materna o paterna rispettivamente da parte del bambino o della bambina. Si assiste quindi a un progressivo manifestarsi nella donna di un "sentirsi uomo" e nelluomo di un "sentirsi donna", che spinge al travestitismo più minuzioso, allassunzione di attività ritenute tipiche dellaltro sesso (quindi dei lavori domestici per gli uomini) alla femminilizzazione o mascolinizzazione della voce. La trasformazione non è però mai completa, nel senso che viene in genere continuato nella vita pratica il lavoro che era già stato intrapreso, si contrae matrimonio, nascono figli. (...) Questa immagine mitizzata è uno dei modi in cui si manifesta il diverso, laltro, quellirraggiungibile in se stessi che non viene risolto dalla funzione unificatrice dellio, ma viene sperimentato col carattere della distanza, dello stupore, della meraviglia. È il patologico non essere se stessi, che si realizza, in un grottesco sforzo unitario, nel vestirsi in un altro modo o in manifestazioni patologiche di tipo diverso, nel parlare con altro accento, e così via. (...) Può essere dubbia e discutibile una diffusione fino in Grecia di pratiche ideologiche di lontana origine sciamanica, particolarmente per quanto concerne la religione di Dioniso che così profonde radici ha nella preistoria ellenica. È inoltre da tener presente che, mentre lo sciamano sperimenta in continuità la nuova caratteristica mistica di uomo-donna, nei rituali orgiastici questa diversità di stato si attua attraverso i limiti temporali della festa. Ai diversi riti estatici competono, però, notevoli analogie di struttura che, in mancanza di connessioni storiche sicuramente rintracciabili, possono almeno venir riferiti genericamente a una medesima tecnica arcaica di controllo e utilizzazione dellirrazionale. Il dio esotico che giunge da lontano, da un altro paese, che indossa vesti straniere (il chitone ionico) o addirittura appartenenti a un altro sesso e limmagine di unalterità oscura e paurosa. Ma nel rito che costringe e permette di piegarsi ai voleri del nume e di assumerne laspetto, si apre una sorta di patteggiamento e di dialogo risolutivo, in cui sui frammenti di uno psichico diaspargmos si attua una ricostituzione della personalità, sublimata nellincontro col divino e nel contempo rigidamente limitata entro i termini temporali del rito. Anche labbigliamento femminile dei seguaci di Dioniso si mostra quindi come una di quelle tecniche di deflusso e di controllo dellirrazionale che caratterizzano in genere tutti i culti estatici. E suggerisce assieme la possibilità che anche altri travestitismi sacerdotali, oltre a quelli dei rituali mistico-orgiastici, avessero analogamente il fine di introdurre in via simbolica al diverso orizzonte del sacro.
[C. Gallini, Il travestitismo rituale di Penteo, in Studi e Materiali di Storia delle Religioni, 1963, n. 34]