L’unione sessuale

Quando i due sessi vennero a più stretto contatto nelle occasioni offerte dal culto dionisiaco, l’attività sessuale sotto pretesto religioso divenne una questione controversa piuttosto che un’istituzione cultuale regolare. Il problema dei rapporti sessuali illegittimi nei circoli dionisiaci viene sollevato da Euripide e fu riconosciuto come una delle cause principali nello scandalo dei Baccanali romani del 186 a.C. In entrambi i casi queste accuse riflettono i comprensibili sospetti di funzionari pubblici ostili al culto di Dioniso e si inseriscono nel quadro di un ben noto tipo di propaganda contro culti nuovi, stranieri o altrimenti inaccettabili per la società. Ma in realtà non ci sono prove di una diffusa promiscuità sessuale nei culti dionisiaci. Gli atti sessuali nel culto di Dioniso erano verosimilmente più simbolici e mitici che reali, forse nient’altro che un continuo tentativo di incorporare le condizioni naturali della riproduzione umana in maniera rituale e visiva nel regno della religione di Dioniso, l’archetipo divino di una "vita inestinguibile". Ad Atene, la moglie dell’arconte re si univa sessualmente con Dioniso ogni primavera durante le Antesterie; le oscene esibizioni falliche, anche se predominanti in occasione delle feste del dio, sono naturalmente prerogativa degli uomini; Dioniso e Arianna cominciano ad apparire come il divino prototipo della coppia umana nell’arte della tarda età classica; alcune scene di iniziazioni dionisiache, nell’arte alla fine dell’epoca ellenistica, mostrano giovani donne in timorosa contemplazione di un fallo esposto in un cesto di vaglio (liknon). Nell’arte ellenistica, a partire dal IV secolo a.C., le menadi si spogliano diventando seminude e sensuali; ma, a differenza di alcune loro più antiche raffigurazioni su vasi arcaici e classici non sono presentate nell’atto di accoppiarsi con satiri e uomini. Nel complesso la religione dionisiaca accentua la sessualità umana con una dissimulazione allusiva o con una cruda esibizione del membro maschile e del corpo femminile (ma non dei genitali femminili), rovesciando in questo modo le normali convenzioni della decenza. Il sesso di per sé era sotto il dominio particolare di Afrodite; ma, come Demetra, anche Afrodite si trova associata nel culto a Dioniso. Dioniso (il vino) e Afrodite (il sesso) sono spesso abbinati nella letteratura greca e latina e piaceri da essi elargiti trovarono espressione visiva in numerosi sarcofagi romani, che proiettavano le speranze di una vita ultraterrena nell’eterna beatitudine procurata dal dio.

A. Heinrichs, La donne nella cerchia dionisiaca: un’ identità mobile, in Le donne in Grecia, a cura di G. Arrigoni, Laterza, Bari, 1985.