E U R I P I D E

Nasce forse nel 480 a Salamina, l’anno stesso della famosa battaglia, ma è iscritto nel demo attico di Flia, dove suo padre Mnesarco, ricco proprietario terriero, fonda la fortuna della sua famiglia sul commercio. Sua madre è Clito, di origine nobile, ma la malevolenza dei commediografi la trasforma in un’erbivendola. L’attitudine dei suoi personaggi a filosofeggiare deriva forse dai suoi contatti con i sofisti. Il suo scetticismo antireligioso e la polemica contro gli dèi frequente nelle sue opere gli procurano, si dice, accuse di ateismo; le sue disavventure coniugali (avrebbe sposato prima Melito e poi Cherine) quella di misoginismo. Ha carattere inquieto teso ad isolarsi dalla vita politica di Atene, ma è critico lucido e polemico della realtà contemporanea. Ormai vecchio si ritira a Pella, in Macedonia, alla corte di Archelao, dove morì, si dice, sbranato dai cani molossi del re mentre rincasava ad ora tarda. È stato il primo ad avere una biblioteca privata. Ci restano di lui 18 tragedie, di cui una considerata spuria, e un dramma satiresco. Riporta cinque vittorie, di cui una postuma. È secondo con le Troiane.

se un dio non avesse sconvolto e
sprofondato le sorti di questa terra,
noi non avremmo nome e non vivremmo nel canto dei poeti,
dando voce alla poesia dei mortali che verranno. [EURIPIDE, Troiane, vv. 1242-1245]

 

Dietro a una tragedia come le Troiane c’è una concezione
del mondo che non lascia spazio a un intervento sulla
realtà esterna e trova il suo sbocco nel lamento e nel pianto. VINCENZO DI BENEDETTO



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